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MEDIA MUTATIONS | Serialità e Celebrity

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MEDIA MUTATIONS

Serialità e Celebrity

 

RIMINI

Mercoledì 11 maggio 2016 – dalle ore 10.00

sede universitaria Valgimigli – vicolo Santa Chiara, 40  – Aula 2

A cura di: Antonella Mascio – Roy Menarini – Sara Pesce

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Il tema della “celebrità” riveste sempre più importanza nel contesto contemporaneo. Le celebrity si configurano come elementi costitutivi e veri e propri testimonial dei prodotti culturali (si pensi a Kevin Spacey nella serie House of Cards e nello spot Renault, ad Albertino nel talent Top Dj, o a Gisele Bündchen nella Sao Paulo Fashion Week del 2005 e poi nello spot Chanel). Esse fanno parte dello scenario mediale, e la loro figura circola nei discorsi sociali. L’interesse che stimolano nel pubblico non riguarda solo la loro vita pubblica ma comprende anche la loro sfera privata, spesso messa in scena volutamente, o violata da altri attraverso gossip, scatti rubati, notizie esclusive. Sono soggetti, dunque, e allo stesso tempo oggetti fondamentali di una strategia produttiva che basa su di loro parte del successo.

La notorietà delle celebrity, strettamente connessa al sistema comunicativo di cui fanno parte, definisce un vero e proprio genere del discorso mediale: ad esse vengono dedicate molte pagine nei magazine, diversi minuti nelle trasmissioni televisive e ampi spazi nei siti web e nei blog. E questa tendenza non riguarda solo le persone fisiche. L’acquisizione del titolo di “celebrity” investe anche personaggi finzionali provenienti da narrazioni note al grande pubblico: dai protagonisti di saghe cinematografiche come Star Wars, a quelli televisivi di Game of Thrones, fino ai fumetti con Topolino, o al mondo dei game con Lara Croft di Tomb Raider. Si tratta in ogni caso di celebrity, ovvero di personaggi noti al grande pubblico, legati spesso a prodotti seriali capaci di trasmigrare da una piattaforma mediale all’altra. Ma fino a che punto il meccanismo della produzione seriale può incidere nella loro costruzione? Quali forme di celebrità chiama in causa la serialità?

Daniel Boorstin (1992) afferma che “la celebrità è una persona famosa per essere famosa”, includendo in questo modo nella sfera semantica del concetto anche soggetti capaci di acquisire notorietà per atti in sé non particolarmente meritori (ad esempio partecipando a reality come Grande Fratello), ma semplicemente perché inseriti in specifici contesti che contribuiscono alla costruzione della loro fama. Se è vero, infatti, che le celebrità sono una “costruzione del sociale”, va sottolineato, in accordo con David Marshall (1977), che esse sono governate per lo più dai media.

La riflessione che intendiamo proporre riguarda proprio il ruolo dei mezzi di comunicazione: in un momento in cui le logiche e i formati mediali stanno subendo trasformazioni su più livelli, qual è  la modalità più opportuna per osservare le celebrity? Quali sono i modi in cui esse emergono e vengono a determinarsi?

Queste prime osservazioni ci aiutano a focalizzare l’ambito di indagine del concetto. Graeme Turner (2004) individua nella celebrity un campo di produzione, rappresentazione e consumo, capace di indicare valori da seguire, facendo riferimento a credenze e norme sociali. L’aura della celebrità gioca dunque un ruolo importante sia per chi la assume su di sé, sia per chi la riconosce nell’altro e ne viene affascinato: “una celebrità rappresenta sempre qualcosa più di se stessa” (Turner).

In questa dinamica il pubblico appare perciò come un agente attivo: sono il suo giudizio e l’incremento di valore che ne deriva a provocare la costruzione-definizione della celebrità. La ricerca di informazioni e notizie legate a singole celebrity (si pensi alle pagine Facebook dedicate a Leonardo Di Caprio o a Salvatore Esposito), la loro “fruizione”, l’avvicinamento, la creazione di una presunta intimità (ad esempio tramite l’interazione apparentemente diretta, resa possibile da un social come Twitter) fanno riferimento ad ambiti di consumo che spesso si allontanano dai contesti produttivi per avvicinarsi a quelli dei pubblici e ai significati simbolici che li popolano. Ci chiediamo allora: l’ascesa di una celebrity è il frutto di una strategia decisa dalla produzione? O al contrario è il risultato di un apprezzamento spontaneo delle audience? O, ancora, è il frutto di una negoziazione fra queste due posizioni?

Le dinamiche tipiche dei media partecipativi pongono in evidenza quanto i pubblici-utenti siano in grado di realizzare tanto processi di promozione delle celebrità già riconosciute (come per Lady Gaga, Eminem o Barack Obama) quanto attività di auto-promozione per se stessi, allo scopo di accedere al medesimo dominio (si pensi al caso di Sonia Peronaci alias Giallo Zafferano). Accade infatti che accanto agli idoli affermati a livello mainstream incontriamo forme di micro-celebrity (Marwick e boyd 2011) che impongono nuove riflessioni sul concetto, spostando ancora il punto di osservazione dello stesso.

L’annullamento dell’intermediazione, tipica dei media tradizionali, pone dunque in evidenza altre possibilità di connessione fra pubblici e celebrity. La produzione e il consumo delle celebrità diventano focus complessi e importanti per la ricerca culturale, i cui effetti si dispiegano su più livelli: sull’importanza assunta dal dispositivo-celebrity; sui modi in cui i pubblici si relazionano con i soggetti-oggetti che incorporano tale dispositivo; sulla possibilità per chiunque di acquisire autonomamente quello stesso statuto. La celebrity va perciò studiata anche come un’attività strategica e produttiva, con ripercussioni sia a livello culturale che sociale.

Sulla base di queste prime riflessioni verrà organizzata una giornata di studi nella sede di Rimini (ZoneModa, Università di Bologna) per ragionare insieme a un gruppo di ricercatori ed esperti. L’obiettivo è quello di tracciare una prima mappa semantica del concetto, e per comprendere più a fondo l’importanza strutturale della produzione e del consumo della celebrity. In particolare ci interessa indagare le modalità attraverso cui la celebrity si connette alle diverse forme seriali che osserviamo nell’ambito culturale, a partire dalle produzioni tipiche del contesto mass mediale (dalle serie tv, alle saghe cinematografiche, ai videogame,..) per arrivare a quelle specifiche di altri settori, compreso il fashion che si muove su appuntamenti fissi (seriali?) come le sfilate, a cui partecipano sempre famose celebrity.

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Organizzazione della giornata

 

ore 10.00  

Presentazione e Saluti: Giovanni Matteucci e Federica Muzzarelli

Sessione I

Fabio Cleto “I want to be a pop idol”. Oscar Wilde, “it” queer e grammatica della celebrità

Romana Andò e Antonella Mascio Fan e (micro)celebrities. Il caso Gomorra

Marta Martina e Silvia Vacirca Le microcelebrity nei fashion factual e fashion game della tv italiana

(chair: Giovanni Boccia Artieri)

Presentazione della rivista Series (Veronica Innocenti e Antonella Mascio)

Presentazione del libro Icone Pop di Lucio Spaziante (Sara Pesce)

Pausa Pranzo

Sessione II

ore 14.30

Sara Pesce Vestire Pasolini. Stile, brand, serialità

Laura Gemini e Stefano Brilli Dai divi alla centralità del marginale: la celebrità come meccanismo seriale

(chair: Claudio Bisoni)

Presentazione della rivista ZoneModa Journal, n.5, Fashion Convergence (Antonella Mascio e Roy Menarini)

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  1. Pingback: Celebrities, evasioni, letture – ROY MENARINI - 10 maggio 2016

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