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Writing For Fashion /Studenti

Dolce&Gabbana e Alberta Ferretti: quando la moda celebra la cultura del Bel Paese

Di Antonino Biondo – Studente Culture e Tecniche della Moda

  



Carnale, etereo, sinestetico sono solo alcune delle qualità che caratterizzano l’eccentrico vortice dischiuso dallo stretto rapporto tra Arte e Moda. Da sempre, entrambe le discipline si alimentano della stessa specifica funzionalità, quella di leggere, ritrarre e fotografare i fenomeni e gli immaginari sociali dell’immediato contemporaneo. Rinvigorendone la natura, la moda è riuscita infatti a cogliere e far proprio un carattere intrinseco dell’arte: l’effetto estetico – inteso come il messaggio sensoriale che abbraccia interamente la nostra fisiologia –, una sensazione capace di  scavalcare le banali sovrastrutture della superficie scandagliando dolcemente l’autentico. 

 

Allargando così gli orizzonti del nostro campo visivo è inevitabile prendere in considerazione un’ulteriore componente: l’Italia è senza dubbio la nazione, il coefficiente, il congiungimento e la rappresentazione più riuscita di quest’iconica unione. È l‘Italia delle grandi maestrie, delle corti rinascimentali e delle botteghe d’alta manifattura il più rigoglioso giardino attraverso cui Moda, Arte e Cultura si sono diffuse e incarnate emblematiche nell’immaginario collettivo mondiale. 

 

Dalle iridescenti passerelle delle principali capitali della moda siamo continuamente bombardati da richiami, citazioni e motivi attinti a piene mani dal mondo della storia dell’arte italiana. Basti pensare alla celebrazione degli stilemi dell’arte classica, quindi alla Sicilia della Magna Grecia, promossa dalle collezioni di Dolce&Gabbana. Per la loro P/E 2014, ad esempio, i capitelli e le colonne semidistrutte della Valle dei Templi di Agrigento si riflettono sulle creazioni dei due stilisti siciliani, capaci di trasformare le splendide rovine in paesaggio vestimentario. Un’operazione che conferma ancora una volta il legame della coppia creativa alla propria terra: fin dal loro esordio nel 1985, si sono sempre distinti offrendo un mondo di viaggi a ritroso nella tradizione italiana, evasioni, segni eterei, nonché proponendo una donna del Sud, sensuale e mediterranea. Come scrive la giornalista Renata Molho nel 1986, in seguito la presentazione della loro collezione “Donne Vere”, ispirata appunto alla Sicilia, Dolce&Gabbana sono riusciti a far “convivere le evocazioni più lontante tra loro. Le guêpières e il piccolo punto, gli homeless e un universo affrescato, ma la costante è il sud, il Mediterraneo rimane il leitmotiv” [in Gnoli S., Moda. dalla nascita dell’haute couture a oggi, Carocci Ed., Roma 2012, pp. 279-80]. 

 

Nel panorma della moda contemporanea, impossibile non fare poi riferimento all’ultimo straordinario defilé di Alberta Ferretti per la A/I 2015, capace di rendere omaggio al rigoglioso Rinascimento italiano. La designer romagnola, attiva nel mercato made in Italy dal 1981, ha saputo magistralmente incarnare in questa collezione i talenti che hanno fatto grande il Belpaese; nel nome della moda, della cultura e dell’arte, Alberta Ferretti ha infatti dichiarato di aver tratto ispirazione dalle dame dei ritratti rinascimentali poiché “raccontano di un’Italia bella e colta“. La morbidezza dei tessuti, al primo impatto rigorosi, entra in collisione con la sofficità dei volumi, mentre strati d’impalpabile chiffon, sormontati da ricami e foglie in rilievo su corpini ipercolorati, si fanno portavoce di una femminilità autentica, sussurrata da romantiche trasparenze. La collezione si articola su intriganti giochi di contrasto: dall’alternanza di un registro nobile con abiti di estrazione popolare, alla palette cromatica dominata da sfumature brunite, spezzata dal minimalismo del bianco delle bluse ornate con la preziosità del filo d’oro.

 

Dalle creazioni di Dolce&Gabbana e Alberta Ferretti, pur contraddistinte da estetiche lontane tra loro, emerge così la più emblematica e completa espressione di arte e moda, un’espressione fatta di artigianalità italiana, di profonda conoscenza di un passato che ci appartiene in prima persona, coniugata alla meticolosa attenzione delle più sofisticate tecniche tessili.


  

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