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Writing For Fashion /Studenti

Prada Creepers: da controtendenza a oggetto cult

Di Alessia Zucca – Redazione Writing For Fashion

Prada Creepers, S/S 2011 collection. Source: http://goo.gl/uybGYu.

Prada Creepers, S/S 2011 collection. Source: www.warosu.org.

Il capo iconico, la sintesi emblematica della tensione perpetua che caratterizza la moda stessa. L’oggetto apparentemente statico, storico, datato come simbolo di un universo che utilizza come forza motrice il continuo cambiamento. Se questo sottintende banalmente un guardare sempre avanti, non bisogna dimenticare che tra gli aspetti più affascinanti e misteriosi della creatività risiede non solo lo stravolgimento estetico, ma anche la capacità di reinterpretare ciò che ha già funzionato in precedenza, rileggerlo e adattarlo alle nuove esigenze contemporanee. Gli archivi aziendali fioriscono con l’intento di togliere la polvere da quel passato meraviglioso e nostalgico che ha reso celebri le più importanti maison: da Gucci a Yves Saint Laurent, da Valentino a Chanel, da Max Mara a Ferragamo, nessuno resta immune al fascino della riedizione, inciampando, spesso di proposito, nel citazionismo quasi autocelebrativo. Come da manuale, Prada è la voce che esce dal coro. Non tanto una stonatura, quanto la solista che emerge dal gruppo utilizzando un linguaggio anticonvenzionale. Del resto, perché limitarsi a riproporre un’icona limitata alla storia del marchio quando si può sfruttare un elemento più vivido ed esteso nell’immaginario collettivo? E in quest’ottica, le creepers, con la loro origine outsider che diventa tendenza, rappresentano quel giusto anticonformismo entro cui poter facilmente rintracciare la filosofia della griffe italiana, concettuale e trendsetter più di qualunque altra.

Nate durante la Seconda Guerra Mondiale come calzatura militare dell’esercito britannico, robusta e resistenze, le creepers vengono utilizzate per la prima volta in Nord Africa, nel deserto. Gli usi successivi riguardano invece la controtendenza: per primi, i Teddy Boy, modellano la calzatura fino a renderla appropriata al loro stile ispirato alla sobria eleganza dell’uomo edoardiano, emblema della supremazia sartoriale inglese. In seguito, Vivienne Westwood venderà le creepers nel suo negozio “Let It Rock” in Kings Road, rendendole l’elemento centrale del guardaroba Punk. Di qui, grazie alla loro intrinseca componente anticonformista, verranno scelte come accessorio ufficiale da altri gruppi giovanili come New Wave, Psychobilly, Goth, continuando a mantenere un forte significato di sovversione, controcultura e ribellione. Un percorso che si sviluppa parallelamente e sotto la superficie della moda mainstream fino ad arrivare alle suole ipercolorate e alle meticolose decorazioni artigianali delle creepers portate in passerella per la collezione Prada P/E 2011. Dagli “zombie narcolettici nichilisti, ragazzetti malmostosi affetti da stupore post-traumatico, che giocano ad imitare Frankenstein” ai piedi di popstar, it-girl, blogger: quando si dice, decontestualizzare. Ecco che un accessorio di nicchia diventa il trend irrinunciabile, il rock si fa commerciale e la calzatura cupa e deviante per antonomasia finisce sulle pagine patinate, in versione caleidoscopica e spiritosa.

Nell’ultimo decennio, le creepers di Prada costituiscono un assoluto case study: onnipresenti nelle riviste di tutto il globo, martellanti e inevitabili, nonostante il nuovo assesto abbia poco a che fare con il vecchio. Il ri-confezionamento, a oltre sessant’anni dall’origine effettiva del modello, ha infatti raggiunto una risonanza mediatica senza pari (con numerose copie e imitazioni a seguito), basandosi sulla riconfigurazione della forma verso linee meno rigide e più eleganti, proporzioni stravolte, suola come colorata stratificazione di materiali diversi. Se creste, sputi e spintoni hanno sempre inserito le creepers in un ambiente non abbastanza glamour per essere mutate in icona e troppo degenerato per superare i confini underground, Prada ha invece saputo aggiungere i giusti ingredienti: popolarità, colore ed estrosità – più orientati a strappare un sorriso incuriosito piuttosto che a suscitare il caratteristico ghigno punk – hanno conferito una seconda vita al modello, una vita che, senza dubbio, diverrà eterna.

Source: M. Guarnaccia, Ribelli con stile. Un secolo di mode radicali, Shake edizioni, Milano, 2009.

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