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Writing For Fashion /Studenti

La tuta di Ernesto Thayaht

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Di Maura Iris Tomsa – laureata – Culture e Tecniche della Moda

Nel 1919, l’artista fiorentino Ernesto Michahelles disegna la sua prima tuta, definendola “il più innovativo, futuristico abito mai prodotto nella storia della moda italiana”. A forma di T, la tuta fu così battezzata perché valeva per tutta, “un indumento che veste tutta la persona con utilizzo di tutta la stoffa”. La sua costruzione era strategicamente semplice: un solo pezzo di cotone, un taglio dritto, numerose cuciture, sette bottoni e una cintura. Ernesto Michahelles è ricordato come uno dei principali protagonisti del movimento futurista, maggiormente noto sotto il nome di Thayaht, un nome palindromo che rispecchiava appieno le simmetrie utilizzate dall’artista, per lungo tempo collaboratore e illustratore per Mademoiselle Vionnet.

Progettata contro il serioso completo maschile, caratterizzato da colli alti, cravatte superflue e costruzione su misura, la tuta di Thayaht insisteva sul concetto di funzionalità assoluta. Era economica, facilmente riproducibile e realizzata con materiali resistenti che la permeano di un alto potenziale democratico. Anche il quotidiano fiorentino La Nazione ne promosse la diffusione, pubblicando nel 1920 un volantino in cui Thayaht aveva inserito gli schemi di taglio e la motivazione della sua genesi. Fondendo funzionalità con l’innovazione formale, la tuta risultava fondamentalmente anti-borghese.

Egli realizzò invano anche una variante femminile, puntando espressamente sugli aspetti funzionali e igienici: “una maggiore semplificazione e l’abolizione delle stoffe inutilmente costose. […] La donna Tutista deve cercare di abolire tutto quello che è vana esteriorità, cercando nella massima semplicità la vera bellezza” (1). L’invenzione, tuttavia, non ebbe un particolare successo. Thayaht cercò poi di esportare entrambi i modelli negli Stati Uniti, dove le propose ad aziende che fornivano l’esercito e alcuni corpi speciali, ma senza risultato. Eppure l’abito femminile proposto dall’artista-desginer, escludendo qualsiasi tipo di decorazione e utilizzando tessuti in tinta unita – l’unica concessione era l’orlatura di collo, tasche e maniche in colore bianco o nero – anticipò senza dubbio alcune soluzioni della moda francese degli anni Venti, portate internazionalmente in auge  da personaggi come Coco Chanel e Jean Patou.

Source: trama-e-ordito.blogspot.it; jamielhayes.com. Ph.: trama-e-ordito.blogspot.it

(1) Tratto da Avvertimenti alle tutiste, apparso su «La Nazione» di Firenze il 2 luglio 1920.

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